venerdì 29 dicembre 2017

#92 Cosa penso di...La strada del ritorno è sempre più corta di Valentina Farinaccio |Recensione|

-3 alla fine del 2017!
Abbiamo ben tre giorni per portare a termine tutti i buoni propositi di quest'anno (AHAHAHAHA) oppure possiamo slittarli tutti al prossimo, cosa che molto probabilmente facciamo da sempre.
Io per esempio devo iniziare la dieta da anni.


E vabbè, il 2018 sarà l'anno giusto?
Mistero.
NON LO SARÀ MAI. LO SAPPIAMO TUTTI!

Comunque.
Credo proprio che questa sarà l'ultima recensione dell'anno e tanto per concluderlo in bellezza si tratta di un libro che non mi è piaciuto granché.


La strada del ritorno è sempre più corta
di Valentina Farinaccio
Editore: Mondadori
Pagine: 216
Prezzo: 18,00 euro
L'estate in cui Vera ha cinque anni è una girandola di avventure. Vera è sfacciata e sognatrice: gioca a nascondino con l'amico immaginario Ringo Starr e da grande vuole fare la camionista, come il nonno, per scoprire dove finiscono tutte le strade del mondo. Oltre ai capelli rossi - della stessa tinta con cui i bambini colorano i cuori -, ha ereditato dal papà libraio la passione per le storie: riempie pile di fogli di una scrittura immaginaria per raccontare favole di calzini parlanti e piante grasse dimagrite. Quella dei suoi cinque anni è anche l'ultima estate che trascorre insieme al padre Giordano. Oggi Vera ha trent'anni, ed è una celebrità della tv: inventa oroscopi irriverenti e graffianti, specie per i nati dello Scorpione, segno zodiacale dell'ex fidanzato che l'ha appena lasciata, mettendola di colpo davanti a tutte le sue fragilità. Perché Vera è cresciuta senza un genitore, ed è come se fosse a metà, e ha riempito tutto quel vuoto di sarcasmo e finta imperturbabilità. Di suo padre non sa nulla: la madre Lia, credendo di proteggerla e di proteggersi, ha preferito dimenticare. Ma quando riceve un centinaio di pagine scritte da Giordano durante gli ultimi mesi di vita e che parlano proprio di lei, dell'eccentrica Lia che si è ribellata alle leggi ancestrali della provincialissima Campobasso, e della nonna Santa, che ha consacrato la propria vita ai figli, Vera è investita da una sfida: il libro è senza finale...
Inizio col dire che se non fosse stato per la Challenge delle tre Ciambelle (tre care donnine!) non avrei letto tanto presto questo libro o molto probabilmente non l'avrei letto. Lo conoscevo ma non mi attirava più di tanto, ma sull'onda dei punti per la Challenge mi son lasciata trasportare e allora ecco che il mio intuito non si sbagliava: questo libro non mi è piaciuto molto, per essere precisi la storia mi è piaciuta, ma non il modo in cui è scritta.
La storia narrata in questo romanzo ruota attorno una perdita, una scomparsa: la morte di un padre, di un marito e di un figlio, Giordano, e il lettore si troverà davanti ai pensieri delle donne che hanno vissuto insieme a questo uomo a cui hanno dato vita e amore. Solo una di loro sembra averlo dimenticato perchè troppo piccola per poterlo ricordare, la figlia Vera che da bambina allegra e sorridente si è ritrovata ad essere una donna fragile e triste che si domanda cosa sia l'amore.
Abbiamo Lia, la moglie, il vero grande amore di quell'uomo che l'ha abbandonata troppo presto e all'improvviso rendendola una donna a metà, perchè quando si perde qualcuno una parte di sè si perde per sempre e se quella persona era il tuo grande amore è ancora peggio.
La madre invece è Santa, il personaggio meno amato di tutto il libro, quello che pare farsi odiare da tutti e che ammetto di aver odiato pure io. Santa è una donna che ha donato la propria vita per i figli, tutto il suo amore è stato rivolto a loro dal momento in cui li ha messi al mondo, un amore immenso, opprimente che vede del marcio in chiunque tenta di portaglieli via e per questo, ovviamente, mal sopporterà Lia.
Lia che cercherà di portare via Giordano da quel paese che odia. Campobasso per lei è un posto inutile, fatto di pettegoli, raccomandati e buoni a nulla, un luogo che cercherà di lasciare in ogni modo, ma alcune radici e alcuni ricordi sono troppo profondi per essere estirpati.

Un romanzo che sa di perdita dalla prima all'ultima pagina, il fantasma di Giordano aleggerà per tutta la lettura per ricordarci che lui è esistito e che ha toccato profondamente le vite di queste donne.
Giordano era un uomo che viveva di parole, leggeva e scriveva e come suo testamento lascia una storia, la sua, una storia senza finale e che noi leggeremo nella prima parte del libro, nella seconda invece saranno i ricordi di Lia a far da padrone, ricordi dolorosi che parleranno della fine di una vita.

Una storia straziante, fatta di pensieri che vorticano e girano intorno fanno viaggi al presente e al passato, ricordi che tornano e poi vanno. Uno stile narrativo che mi ha fatto venire anche un po' di mal di testa, mi ha un po' confuso e per me è stata la nota dolente di tutto il libro. È stato proprio questo a farmi 'odiare' questo libro e non nascondo che pensavo perfino di abbandonarlo!
Forse questo è uno di quei periodi dove preferisco uno stile più diretto e lineare, forse se l'avessi letto in un altro momento sarebbe stato diverso, ma per adesso il mio voto è...

VOTO FINALE
☆☆ e mezzo su cinque

Quest'anno si conclude così.
AHI AHI AHI!
Speriamo inizi meglio!

Non so se farò un post di riepilogo per dicembre, di sicuro che ne farò uno con una lista dei libri più belli di quest'anno, resta da vedere quanto...
...nel dubbio vi AUGURO UN BUON ANNO NUOVO!





6 commenti:

  1. Che devi iniziare, tu? Non ho capito!

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  2. Posticipare l'inizio della dieta ormai è un hobby più che altro. Poi a parlarne dopo Natale è più il senso di colpa per aver mangiato dodici pandori che altro! Avevo già letto qualche recensione su questo libro e nessuno mi è parso particolarmente entusiasta dello stile. Direi che la mia TBR è già troppo piena...

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    1. La dieta non si inizia mai. Se qualcuno lo da ha la mia immensa stima!

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  3. non credo faccia per me. (E ti sta bene perché chissà quanti punti hai fatto con questo libro ecco). La dieta per me muore con il 2017 olè

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