mercoledì 27 aprile 2022

Recensione Il cane di Falcone di Dario Levantino

Eccomi qui lettori!
Oggi vi parlo di un libro che assume i contorni del "cosa sarebbe successo se..." e infatti: cosa sarebbe successo se Giovanni Falcone avesse avuto un cane?
Quest'anno ricorrono i 30 anni dall'attentato a Capaci e credo che libri che ricordano la figura di questo Giudice non siano mai troppi, ecco.

Se vi ho incuriosito un po' leggete la recensione!
E un grazie alla casa editrice per la copia del libro.




Il cane di Falcone
di Dario Levantino

Editore: Fazi
Pagine: 180
Prezzo: 12,00
Un cucciolo orfano di madre viene raccolto e accudito da un uomo. Quell’uomo è Giovanni Falcone, magistrato impegnato a contrastare la mafia nella Palermo insanguinata degli anni Ottanta. Uccio, più volte scampato alla morte, ha maturato un senso di giustizia che lo spinge a impegnarsi contro la malavita. Ma una notte, mentre si esercita ad affinare il suo latrato, da un palazzo lì vicino scende Giovanni Falcone, che lo accarezza e che, malgrado non possa portarlo a casa, lo accoglie amorevolmente nell’atrio del tribunale di Palermo, dove opera con il suo pool antimafia. Da quel momento, mentre si susseguono i tristi delitti di mafia, tra cane e padrone si instaura un’intensa amicizia, che verrà stroncata solo dal brutale omicidio del magistrato. Alla fine, vecchio e con le ultime forze, Uccio prende dimora nell’atrio del tribunale di Palermo per vegliare la statua del giudice presa di mira dai teppisti, mettendo in atto così la lezione più importante appresa da Falcone: il coraggio.
Nel trentennale della strage di Capaci, un racconto commovente e delicato che, con leggerezza e senza toni retorici, affronta un tema difficile e una delle pagine più buie della nostra Storia dimostrando che l’amore e il senso di giustizia possono trionfare su qualsiasi forma di violenza e sopraffazione.

"L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza."

Il cane di Falcone è un libro che parla proprio di questo: di coraggio e paura.
Quest'ultima il nostro Uccio, voce narrante, la conosce bene. Molto bene. Fin dai suoi primi mesi da cucciolo ha subito la mano crudele dell'uomo che spesse volte sa essere crudele nei confronti dei cagnolini randagi colpevoli di essere nati per strada e di non avere un pedigree.
Uccio narra i momenti di paura che lo hanno portato a separarsi dalla madre e dai fratelli e di come quasi nessuno si sia preso cura di lui. Un bastone impugnato da una mano che non conosce pietà e nessuna umanità.
Mesi difficili per un cucciolo cresciuto in fretta che ha dovuto fare i conti con i pericoli della strada, le sue regole e ancora una volta l'uomo si rivela privo di compassione ed è di nuovo pronto a scacciarlo, ma qualcuno gli apre il cuore e per la prima volta Uccio conosce il lato buono dell'essere umano.
Un giudice gli porge la mano e il suo nome è Giovanni Falcone.
Ed è così che nasce un rapporto che cambierà la vita di un cagnolino randagio.

Uccio narra la sua vita insieme a questa figura che vista dai suoi occhi di cane sembra quasi una super star. Tutti stimano e conoscono Falcone e attraverso la sua voce il lettore ne conoscono il motivo (sempre se già non lo conosca, ovvio) e ripercorre quelle che sono state le tappe più importanti, come per esempio il Maxiprocesso del 1986 che fu un grosso scacco matto nei confronti di Cosa Nostra, un lungo lavoro di quello che era un pool antimafia composto da avvocati, giudici, commissari che come Falcone vennero uccisi, colpevoli solo di difendere una terra in cui hanno sempre creduto.

La vita tra Uccio e il giudice è fatta di fiducia e lealtà ed è stato bello pensare che in questa realtà creata da Dario Levantino Giovanni Falcone abbia avuto qualcuno con cui dividere le proprie ansie, ma anche i propri insegnamenti.
Caro Uccio!
Un cane che a tratti sembra fin troppo umano nei suoi racconti dettagliati e in alcuni suoi atteggiamenti (si rende conto di essere sterile, ruba un cucciolo ed altri...) ed è una cosa che stride un po' durante la lettura e che la rallenta in qualche modo perdendo anche un po' l'originalità che la contraddistingue.

Ciò non toglie che sia interessante e che dia un punto di vista del tutto...particolare.
La figura di Giovanni Falcone assume contorni nuovi, ma non perde il suo essere forte e caparbio anche quando lo Stato gli voltò le spalle. Gli ultimi anni di vita del giudice sono stati forse i suoi più difficili e ricordo che nell'apprendere la sua storia anni e anni fa furono quelli che più fecero rabbia. Come si può lasciare solo un uomo che per anni ha lottato per la libertà e la giustizia?
Le risposte, purtroppo, sono condite da meschinità, quella tipica dell'uomo che riesce a vedere solo i propri interessi.
Uccio è realmente esisto, anche se non fu realmente
il cane di Giovanni Falcone. Stranamente questo cagnolone
decise di rendere le statue dei due giudici casa propria.

Posso concludere dicendo che Il cane di Falcone è un libro narrato da un altro punto di vista e potrebbe far sorgere curiosità nei confronti di Giovanni Falcone e di tutta quella parte bella della Sicilia che non è tutta fatta di mafia, credetemi.

VOTO FINALE
★★★ su cinque

Vi ho un po' incuriosito?

Alla prossima,







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