mercoledì 24 gennaio 2018

La fattoria dei gelsomini di Elizabeth von Arnim |Recensione|

Buongiorno per tutto il giorno miei cari! ♥
Sono giorni in cui mi sento un po' MEH, sarà il tempo chissà...

Comunque.
Ecco per voi la recensione di un libro (ma va??), per fortuna ci sono loro!

Un grazie alla Fazi per la copia digitale!

La fattoria dei gelsomini
di Elizabeth von Arnim
Editore: Fazi editore
Pagine: 347
Prezzo: 15,00 euro
Lady Daisy e sua figlia Terry hanno invitato alcuni ospiti a trascorrere il fine settimana nella loro dimora di campagna. Ma la padrona di casa, di solito ineccepibile, non si rivela all'altezza. Più passa il tempo, più il soggiorno, che culmina in un interminabile pranzo, diventa un supplizio per tutti: il caldo è insopportabile, le interazioni obbligate alla lunga sfiancano, e il dolce all'uva spina, causa di imbarazzanti malesseri, è il colpo di grazia. Sempre più in- sofferenti, Mr Topham e il misterioso Andrew trovano rifugio in una lunga partita a scacchi, che si protrae fino a notte inoltrata, quando tutti gli altri sono già a letto. Peccato solo che la candida Terry, il mattino dopo, sappia chi ha vinto. A questo punto i sospetti di adulterio della moglie di Andrew diventano certezza: alla giovane Rosie non resta che mettere a punto la vendetta. E quale miglior alleata, se non la madre, l'esuberante Mrs de Lacy, scaltra come poche, che non vede l'ora di irrompere sulla scena, avendo già fiutato l'occasione per guadagnarci qualcosa?
Questo libro inizia con un senso di malessere, un qualcosa di fastidioso, che invade tutti i personaggi che pian piano ci vengono presentati. Quella che sarebbe dovuta essere un piacevole soggiorno a casa di Lady Midhurst si trasforma in una specie di inferno a causa dell'uva spina. Una tragedia.
Nelle prime pagine del libro si vive questo completo senso di disagio che, nel bene e nel male, permette di conoscere lo stile ironico e pungente dell'autrice, perchè è di questo che si tratta di pura e semplice ironia. 
Ironia che ha fatto sì che nel giro di poche pagine odiassi tutti i personaggi. La loro ipocrisia, il loro essere snob e sentirsi al di sopra di tutto, il loro malessere è diventato ben presto anche il mio.
In questo libro è stato davvero difficile trovare un punto d'incontro con i protagonisti.
L'algida e pudica Daisy Mirdhust.
L'immatura Terry.
La frivola Rosie.
La scaltra Musmie.
E il povero Andrew.
Loro saranno gli 'attori' di quella che sembra essere una commedia satirica contro una borghesia che non vuole allontanarsi dai, ormai molto più che vecchi, precetti vittoriani.

Daisy, sconvolta dal tradimento della figlia e di un amico che credeva fedele, decide di fuggire e rifugiarsi nel cuore della Provenza, nell'unico luogo dove si è sentita veramente felice e amata. Fugge per nascondersi dai pettegolezzi della gente, per scappare dalla delusione che come un macigno le pesa sulle spalle. Fugge anche per vigliaccheria, per non affrontare il disonore che la figlia le ha portato, lei che da sempre vive nel perfetto rigore si trova in una situazione che mai avrebbe immaginato.
Ma non finisce qui! Avrà a che fare con Musmie, madre della 'povera' Rosie, che vedrà in questa situazione un'opportunità per alzare il proprio status sociale.
Musmie è il personaggio che ho più rivalutato all'interno del libro, all'inizio mi suscitava un certo fastidio ma via via che si faceva conoscere ho imparato ad apprezzarla nonostante i suoi molti difetti. È un'arrivista, una donna sconveniente, dai 'facili costumi' e altamente inopportuna, un'approfittatrice, un'arrampicatrice sociale, molto scaltra, ma sicuramente non si fa mettere i piedi in testa. Se vuole qualcosa sa quali fili muovere per poterla ottenere. Musmie è una donna che incarna in tutto e per tutto l'immoralità e tutto ciò che per Daisy è sbagliato, ma sa affrontare la vita di petto quasi senza timore.
Unica vittima della vicenda, a mio parere, il povero Andrew travolto dal senso di colpa e circondato da donne che con i loro caratteri estremamente forti lo hanno completamente e profondamente devastato.

Quella dell'autrice è una penna che graffia e punge e  va a esplorare i difetti dell'animo umano, l'ipocrisia, la lascivia e un infimo bigottismo trovano spazio in queste pagine dando al lettore qualcosa da pensare, ma anche da riderci su.
Uniche cose che non mi sono piaciute sono state la parte d'apertura del romanzo, un'infinita e prolissa introduzione per certi versi anche quasi inutile ai fini delle storia, e il finale invece molto rapido, mi è parso quasi che l'autrice volesse finire in fretta, che mi ha lasciato un po' insoddisfatta.

Un libro che mi ha fatto venir voglia di procurarmi tutti gli altri dell'autrice che con la sua sagacia ed ironia ha saputo cogliere i difetti di un'epoca che si vanta tanto di esser perfetta.

VOTO FINALE
☆☆☆ e mezzo su cinque


Quest'autrice mi ha messo una gran curiosità, non vedo l'ora di conoscere altri suoi libri!


2 commenti:

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